domenica 22 novembre 2020

Il Barometro Regionale e Locale. Il Rapporto annuale 2020

 

Nel quadro della Settimana europea delle regioni e delle città, promossa dal Comitato delle Regioni dell'Unione europea, è stata presentata la prima edizione del Barometro Regionale e Locale un rapporto annuale che ha lo scopo di saggiare e descrivere lo “stato di salute” delle autonomie regionali e locali nell’Unione.

Questa prima edizione si è incentrata tutta sull’impatto che la pandemia da Covid 19 ha avuto sugli enti locali e regionali europei, che sono stati in prima fila nella gestione delle strategie messe in atto per fronteggiarla.

Dal rapporto emerge che la pandemia ha colpito in maniera diversa i vari territori europei, documentando con un accurato apparato statistico ciò che si era indubbiamente già percepito.

Altro dato interessante è che in generale i cittadini europei manifestano la convinzione che siano proprio i governi locali e regionali gli enti meglio attrezzati per la gestione delle problematiche sanitarie sul territorio.

Convinzione che anche la presidente della commissione Ursula von der Leyen ha fatto propria, dichiarando che la Settimana europea delle Regioni e delle Città è stato un chiaro messaggio mandato alle capitali degli Stati europei sulla necessità del coinvolgimento delle autorità locali e regionali nella gestione delle strategie antiCovid 19.

Ciò però, ha concluso la von der Leyen, investe i poteri locali e regionali di una grande responsabilità.


 

 

 

domenica 14 giugno 2020

Per i venticinque anni del Comitato delle Regioni dell'Unione europea

Si è tenuta a Bruxelles dall'11 al 13 febbraio scorsi la sessione inaugurale del nuovo Comitato delle Regioni dell'Unione europea eletto per il quinquennio 2020-2025.

Istituito ormai più di venticinque anni fa, nel 1994, esso assicura la rappresentanza nel panorama europeo delle autorità regionali e locali degli Stati membri,al fine di poter esprimere il loro parere sulle strategie dell'Unione che tocchino i profili di loro competenza.

Ai sensi dell'articolo 307 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, infatti, "Il Parlamento europeo, il Consiglio o la Commissione consultano il Comitato delle regioni nei casi previsti dai trattati e in tutti gli altri casi in cui una di tali istituzioni lo ritenga opportuno, in particolare nei casi concernenti la cooperazione transfrontaliera".

Con la creazione del Comitato delle Regioni, i canali rappresentativi all'interno dell'Unione si sono arricchiti di una nuova dimensione, accanto a quella politica generale assicurata tramite il Parlamento europeo, quella per ceti, veicolata attraverso il Comitato economico e sociale, e, volendo aderire ad una opinione diffusa, quella dei Governi assicurata dal Consiglio dell'Unione.

Si tratta di un risultato importante e l'operato del Comitato in questi venticinque anni, zelante ed intenso, sta a dimostrarlo.

Inoltre, l'esistenza del Comitato ha fatto da catalizzatore ad un vivace movimento associativo delle regioni e dei poteri locali in Europa che ha reso questi enti protagonisti dello spazio europeo e ha notevolmente condizionato l'operato delle istituzioni e degli stessi Stati.

Tanto che, molti (e noi tra questi) cominciano a pensare che il ruolo consultivo previsto dall'articolo 307 sia decisamente riduttivo per una realtà così ricca e articolata.

sabato 6 giugno 2020

Un processo per diffamazione in Sildavia. A Catania la seconda edizione della simulazione processuale in diritto internazionale europeo dei diritti dell'uomo


Si è tenuto nei mesi di aprile e maggio il corso di simulazione processuale in diritto internazionale ed europeo che simula una udienza davanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo. Il corso, giunto alla sua seconda edizione, si inserisce però in un tessuto di attività di simulazione processuale avviato già nel 2008 presso la cattedra catanese con l'iniziativa "Il diritto internazionale nel processo italiano". 

Nella sua attuale versione, la simulazione processuale catanese serve anche come "talent" per la formazione della squadra catanese che annualmente prende parte al Premio Sperduti, simulazione organizzata a Roma dalla Società Italiana per l'Organizzazione Internazionale, e nella quale le squadre catanesi, guidate dalla coach Maria Manuela Pappalardo, sono risultate finaliste per ben quattro volte negli ultimi cinque anni e vincitrici assolute in due delle quattro finali disputate.

L'edizione di quest'anno aveva ad oggetto lo studio della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo in materia di diffamazione a mezzo stampa, nella quale spiccano i numerosi casi relativi all'Italia, fino al celeberrimo caso Sallusti del 2019 e al recentissimo caso Magosso e Brindani contro Italia.

Come nella simulazione del Premio Sperduti, le squadre si affrontano a difesa del ricorrente e dello Stato, discutendo un caso immaginario contro uno Stato di fantasia (i cui rifermenti normativi salienti sono, però, offerti dall'ordinamento giuridico italiano). 

Ecco qui di seguito la traccia relativa al caso "Deship contro Sildavia"

Il giornalista Sean Deship lavora presso il Corriere di Mangrovia, il giornale più importante dello Stato della Sildavia (Stato parte della Convenzione europea dei diritti dell’uomo) e pubblica il 23 dicembre 2003 sul suo giornale una intervista con un informatore del controspionaggio sildaviano, il quale attacca il generale De Benis, ormai in pensione, sostenendo che circa dieci anni fa, quando era a capo dei servizi del controspionaggio aveva omesso di dare seguito ad una informativa riservata su un attentato. L’attentato si verificò e in esso persero la vita numerosi civili.

Dopo la pubblicazione dell’articolo, il Generale De Benis querela per diffamazione il Deship e il Tribunale di Mangrovia, il 18 settembre 2004 lo condanna per diffamazione a mezzo stampa, non accogliendo la tesi della difesa secondo la quale il giornalista si era limitato a riferire il contenuto di dichiarazioni che aveva raccolto nel corso della intervista e che la pubblicazione dell’articolo era avvenuta nell’esercizio del diritto di cronaca.

Il Tribunale ritiene infatti che non sia stato rispettato il principio della pertinenza (i fatti devono avere un interesse obiettivo per l’opinione pubblica), né il principio di continenza (i fatti devono essere esposti in maniera corretta e obiettiva), né tantomeno il principio della verità (i fatti devono corrispondere alla verità oggettiva di quanto effettivamente verificatosi).

Il Deship presenta ricorso alla Corte d’Appello, che però, decidendo il 28 giugno 2006, conferma la decisione del giudice di prime cure, ritenendo l’articolo sicuramente diffamatorio.

Né dà migliori risultati un ricorso in Cassazione, dato che la Suprema Corte, decidendo il 13 settembre 2008 conferma quanto disposto dalle giurisdizioni di merito.

A questo punto Sean Deship presenta ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo lamentando la violazione dell’articolo 10 della Convenzione.

sabato 20 ottobre 2018

Per una Italia europea in una Europa federale

Carissimi tutti,
la sezione catanese del Movimento Federalista Europeo vi invita a
preder parte all'incontro che terremo il 26 ottobre prossimo nell'aula
magna del Camplus College d'Aragona (gentilmente concessa) in via Mons.
Ventimiglia 184 con inizio alle ore 16.00
Secondo un impegno preso in occasione della sessione dell'Ufficio del
Dibattito nazionale dello scorso febbraio, iniziamo le attività con la
campagna per un'Italia europea in una Europa federale.
La nostra campagna, che intendiamo sviluppare di qui alle elezioni
europee del maggio 2019, si costruirà attraverso la creazione a
livello cittadino della Rete per un’Italia europea in un’Europa
federale e attraverso il rapporto diretto con i cittadini, sia in
piazza, sia tramite il lavoro con scuole, università e associazioni.
L’obiettivo è quello di portare al centro dell’azione di tutte forze
europeiste l’importanza e il significato della battaglia per la
riforma dell’Europa a partire dall’Eurozona, in modo che, in vista
delle elezioni europee, le forze con un programma pro-europeo possano
convergere su una piattaforma politica comune, creando un fronte
accomunato da un progetto di riforma europea coraggioso e capace di
rompere l’immobilismo ambiguo delle attuali famiglie politiche in seno
al Parlamento europeo. Al tempo stesso dobbiamo cercare di orientare
l’europeismo presente nella società rafforzandolo e indirizzandolo
verso un progetto che ridia un senso e una speranza a chi non si
lascia convincere dal discorso nazionalista e sovranista.
Spero di vedervi numerosi all'incontro di apertura della campagna
Saluti federalisti
Saro Sapienza




mercoledì 12 luglio 2017

Per una macroregione del Mediterraneo occidentale





<DocRef>Da tempo e da più parti si auspica l’istituzione di una macroregione del Mediterraneo.

Ma cos’è una “macroregione”? Non ne esiste una definizione ufficiale, ma si può dire che esiste una “macroregione” quando enti diversi per competenze e natura giuridico-istituzionale, ma appartenenti ad una medesima area geografica avviano strategie di sistematica cooperazione per la soluzione di problematiche di interesse comune, nella logica della creazione di un sistema di “Multi-level Governance”.

Il primo esperimento è stato probabilmente quello della Macroregione del Mar Baltico avviato nel 2009 per offrire un quadro strategico comune a numerose esperienze di cooperazione territoriale presenti nell’area. Un altro esempio di cooperazione strategica assai avanzata riguarda l’area del Danubio e un altro ancora l’area Adriatico-Ionica.  </DocRef>

Ci troviamo chiaramente nell’ambito della cooperazione territoriale e dunque la nostra mente corre quasi inevitabilmente a due realtà che con la cooperazione territoriale d’area hanno molto a che vedere: le Euregioni e i GECT.

Le Euregioni sono assai risalenti e insistono nel settore della cooperazione transfrontaliera. Basta pensare ad una delle più risalenti, la Regio Basiliensis, attiva dagli anni sessanta del secolo scorso sui confini tra Germania, Svizzera e Francia, per ravvisarne le caratteristiche salienti: si tratta di realtà semi-istituzionalizzate basate su un tessuto di rapporti umani e sociali nelle zone attorno alle frontiere.

Più complesso è il discorso che deve farsi a proposito dei GECT. Il GECT ha lo scopo di agevolare e di promuovere la cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale tra i suoi membri attraverso la costituzione di una realtà istituzionale affatto tipica. Esso è composto da Stati membri, autorità regionali, autorità locali o organismi di diritto pubblico. 
Le competenze del GECT sono stabilite tramite una convenzione di cooperazione, elaborata e approvata dai suoi membri, e dallo Statuto del GECT.
La base giuridica di tale ancora nuova figura del panorama europeo si ritrova nell’art.159 del Trattato di Roma per il quale, accanto ai Fondi Strutturali, possono disporsi azioni specifiche per realizzare il perseguimento della coesione economica e sociale prevista dal Trattato stesso e, in particolare, strumenti di cooperazione a livello territoriale che permettano agli Stati membri e alle loro articolazioni (regioni ed enti locali) di meglio coordinare gli interventi sinergici pur in contesti di legislazioni e procedure nazionali differenti.

Come si vede da questi brevissimi schizzi, Euregioni e GECT sono realtà dalla fisionomia varia, ma definita e possono rappresentare elementi utili nella costruzione di una strategia macroregionale, senza esaurirla o assorbirla in sé e senza venirne necessariamente fagocitati.


</Depute> Nell’area mediterranea esiste un  GECT, il GECT Euromediterraneo ARCHIMED con sede a Taormina,  istituito nel 2010.  Esso si sviluppa sulla base di esperienze di cooperazione da tempo conosciute ed incentivate anche dalle opportunità fornite dai programmi di iniziativa comunitaria Interreg. Anche in quest’ambito, dunque, il GECT nasce dall’esigenza di dare maggiore stabilità, autonomia e visibilità politica a forme di cooperazione territoriale transnazionale preesistenti, delle quali costituisce una nuova fase evolutiva. La cooperazione tra le regioni e le autorità locali interessate da questo GECT, infatti, si è sviluppata dalla concreta esigenza di utilizzare gli strumenti che la Comunità ha in passato messo a disposizione per incentivare e sostenere la cooperazione territoriale.

La proposta di istituire il GECT “ARCHIMED” si fonda sulla dichiarazione comune dei Presidenti delle Isole del Mediterraneo, firmata a Taormina il 21 ottobre 2004, che auspicava la creazione di un’Euroregione delle Isole del Mediterraneo. Ne avrebbero fatto parte tutte le Regioni Mediterranee Insulari: le sei Regioni già appartenenti alla rete “Eurimed – Isole del Mediterraneo” (Sardegna, Sicilia, Isole Baleari, Creta, Corsica, Isola di Gozo), più una rappresentanza regionale dell’Isola di Cipro (Agence de Larnaca ).
Il Gruppo europeo di cooperazione rende più efficace la collaborazione sui temi di interesse comune: dalla gestione sostenibile delle risorse naturali allo sviluppo rurale, dalla pesca ai trasporti, dalla cultura al turismo, fino alla ricerca e all'innovazione.
L’intento delle regioni partecipanti è quello di realizzare, attraverso il nuovo GECT innovativi metodi di concertazione per l'attivazione di progetti finanziati dall'UE, nonché di condividere benefici già acquisiti da alcuni dei potenziali membri.

 La costituzione di un GECT tra le regioni del Sud Europa appare una iniziativa importante, anche in considerazione del contesto euromediterraneo nel quale viene a porsi e rispetto al quale ci interroghiamo. Ed infatti si assiste attualmente ad una fase di crisi del partenariato in questa area così vitale ed importante per il futuro dell’Europa e delle relazioni tra l’Unione e la sponda nord – africana e si attende, quindi, con interesse un’azione che   possa rilanciare ed incentivare la cooperazione.

Le regioni mediterranee possono, in questi termini, dar vita ad un’esperienza di cooperazione che porti ad una nuova soggettività delle aree del sud Europa, dotandole di strumenti idonei a capitalizzare il passato di cooperazione che ha arricchito l’area del Mediterraneo e stimolando un nuovo ed inedito protagonismo politico che consentirebbe, peraltro, di rilanciare il partenariato euro – mediterraneo oggi in crisi anche per la mancanza di una iniziativa politica forte. A tutto ciò potrebbe e dovrebbe servire una Macroregione del Mediterraneo.

 Ma come strutturarla? Si pensi infatti che a fronte di un medesimo ambiente naturale, e una medesima realtà storica e culturale, l’area del Mediterraneo si presenta particolarmente estesa, tale da permettere di ipotizzare forse più strategie macroregionali. Accanto a quella adriatico-ionica già esistente, se ne potrebbero ipotizzare almeno altre due: una occidentale e una orientale, magari fra loro collegate in una “macro-macroregione mediterranea”.

Non pochi sono i problemi che questa macroregione o queste macroregioni sarebbero chiamate ad affrontare: prima fra tutte l’emergenza migratoria, che soffre con tutta evidenza della carenza di una governance stabile e coerente.

A ciò si aggiunga che il Mediterraneo rappresenta il principale "orizzonte di prossimità" dell'Europa, e dunque una strategia di sviluppo che ruoti intorno al Mediterraneo può costituire una grossa opportunità per tutta l'economia europea.

E’ urgente dunque che le regioni e gli Stati europei del Mediterraneo avviino un processo rafforzato di cooperazione per sopperire alle tante carenze di governance prodottesi in seguito alle crisi del partenariato euro-mediterraneo e della stessa Unione per il Mediterraneo. La macroregione può costituire uno strumento adeguato, duttile, flessibile, concreto.








domenica 16 novembre 2014

A Caltagirone dal 26 al 28 Novembre la XXXII Cattedra Sturzo



Torna anche quest’anno il consueto appuntamento della Cattedra Sturzo di Caltagirone,  l’originale think tank che, da oltre trent’anni, mira a mantenere vivo l’insegnamento di don Luigi Sturzo nella cultura accademica e politica italiana ed è attualmente il frutto della collaborazione dell’Istituto Sturzo di Roma, dell’Istituto di Sociologia “Luigi Sturzo” di Caltagirone e dell’associazione Amici della Cattedra Luigi Sturzo “Gabriele De Rosa”. Essa opera attraverso una sessione residenziale che si tiene una volta l’anno in autunno, e vari progetti di ricerca nella responsabilità dei singoli studiosi affiliati.
Don Luigi Sturzo è stato, oltre che un grande organizzatore di movimenti sociali e politici, uno dei pensatori più lucidi del ventesimo secolo ed ha lasciato una importante eredità ideale in molti settori del pensiero.  Attento osservatore anche delle cose internazionali, ha scritto pagine fondamentali per la ricostruzione del fenomeno dell’organizzazione internazionale, soprattutto la Società delle Nazioni. In realtà Sturzo guardò con molto interesse anche all’ONU, ma per ovvie ragioni cronologiche (morì pochi anni dopo l’entrata in vigore del trattato istitutivo delle Nazioni Unite) poté dedicare solo poche riflessioni all’allora neonata organizzazione. Egli rimane tuttavia ancor oggi un autore imprescindibile per chi voglia analizzare il complesso (e ancora per molti versi irrisolto) rapporto tra l’internazionalismo liberale e l’universalismo cattolico.
Quest’anno la XXXII edizione della Cattedra prenderà avvio mercoledì 26 novembre alle ore 18, quando,  nella sala “Mario Scelba” del Palazzo di città di Caltagirone, si terrà la sessione inaugurale sul tema “Democrazia tra politica e morale” con la prolusione del prof. Nicola Antonetti, ordinario di storia del pensiero politico nell’Università di Parma e neoeletto presidente dell’Istituto Sturzo di Roma.
Nei giorni successivi, giovedì 27 e venerdì 28 i lavori si svolgeranno presso la Sala delle conferenze dell’INPS di Caltagirone e vedranno quali relatori i proff. Rosario Sapienza (Università di Catania), Dario Caroniti (Università di Messina), Eugenio Guccione (Università di Palermo), Raimondo Cagiano de Azevedo (Università “La Sapienza” di Roma), tutti componenti del Comitato Scientifico della Cattedra. Quanti  lo desiderano, possono liberamente intervenire.
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sabato 29 marzo 2014

Per la Sicilia. Autonomia e protagonismo dell'isola in una Europa diversa

Sono intervenuto alla manifestazione autonomista “Per la Sicilia” svoltasi il 26 marzo a Palermo nella Sala Rossa del Palazzo dei Normanni, e da subito ho sottolineato che,  alla vigilia delle elezioni europee e del semestre di presidenza italiana dell’Unione ci si accorge, tardivamente invero, che non aver compreso la pervasività della dimensione europea e non aver compreso che l’Italia, così com’è, non è all’altezza di questa dimensione europea è stato un tragico errore.

 E’ giunto il momento dunque di ripensare questa duplice dimensione di inadeguatezza e rifondare in senso autenticamente europeista e autonomista la politica e la società in Europa.  

L’affermazione della scelta autonomista appare urgente nell’attuale difficile momento che il cammino dell’unificazione europea sta attraversando  e che induce a più di una riflessione tutti coloro che abbiano a cuore le sorti del nostro continente.

Occorre così operare al di là degli schieramenti per costruire un’Europa autenticamente federale e solidale. Un’Europa all’interno della quale trovino, innanzi tutto, adeguato riconoscimento tutte le componenti culturali che hanno nei secoli concorso alla sua edificazione.

Non ci sta bene dunque un assetto che pretenda di guardare al futuro negando il passato.

Né riteniamo sufficiente lo spazio concesso alle realtà regionali all’interno dell’Europa così com’è.

Serve invece puntare a una decisa valorizzazione delle dimensioni territoriali. Anche all’interno degli Stati, la cui sovranità non può rappresentare uno schermo al riparo del quale edificare nuove strategie centraliste.

L’Unione europea dispone già, a partire da una corretta interpretazione del principio di sussidiarietà,  degli strumenti per una autentica regionalizzazione, promuovendo lo sviluppo delle aree bisognose di rinnovate strategie di coesione, ma deve essere indotta dalla pubblica opinione più avvertita a spingersi oltre in queste sue strategie, riconoscendo alla realtà regionali adeguato spazio e momento.

Bisogna  dunque avviare un serrato confronto con le istituzioni comunitarie, consapevoli della alterità dialettica delle posizioni e degli interessi, perché   affermare il valore dell’autonomia significa scegliere una consapevole assunzione di responsabilità dal basso, attraverso l’impegno di forze regionali che sappiano fare del loro radicamento territoriale il punto di forza di una nuova concezione della rappresentanza,  coniugando la partecipazione diretta con la visione globale dei problemi.